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Tematisma

Scultura antica

Il percorso illustra i momenti significativi dell’evoluzione della scultura e le principali tecniche di lavorazione applicate.

Aspetti tecnici
La scultura è l’arte o, se si preferisce, la tecnica, di creare immagini agendo su materiali diversi: pietra e marmo, legno, avorio ed osso.
La scultura in pietra, nota sin dall’epoca preistorica, si serve di rocce di durezza media (i cd. marmi bianchi), di rocce dure (porfidi, basalti, graniti), e di rocce tenere (l’alabastro). La lavorazione avviene tramite l’uso di scalpello, gradina, martello, trapano e lima, e si procede “per via di levare”; generalmente l’artista prepara un bozzetto grafico o un modellino in cera o terracotta, che lo aiuti a nell’esecuzione, dal momento che è molto difficile correggere eventuali errori. Una tecnica largamente adoperata è la cosiddetta “messa a punti”, applicata solitamente alla produzione di statue da modello, o alla riproduzione di originali marmorei, che consiste nel riportare sul blocco da lavorare alcuni punti: partendo dai più sporgenti, che vengono segnati con dei fili a piombo, si praticano dei fori, la cui profondità indica la quantità di materiale da asportare; si ottiene così una sbozzatura molto precisa, alla quale seguono la rifinitura dei particolari e la politura. Già nel mondo antico esiste la scultura “polimaterica”, che si esprime nell’uso di varie qualità di pietra e marmi, e nella tecnica dell’acrolito, cioè nel montaggio di pezzi in marmo, raffiguranti le parti nude dei corpi, su strutture lignee, coperte da vesti in stoffa ed accessori in metallo, bronzo per le armi ed oro per i gioielli. In epoca romana molti dei capolavori dell’arte greca, generalmente in bronzo, vennero riprodotti in marmo, tramite l’utilizzo di calchi in gesso. Le statue antiche erano generalmente colorate, per restituire realisticamente l’incarnato, le vesti e gli accessori.
Da un punto di vista tipologico, le immagini scolpite possono essere a tutto tondo oppure in rilievo. La superficie di ogni scultura è realizzata in modo tale da fermare o lasciare scivolare la luce, per valorizzarne gli effetti di plasticità.
La maggior parte delle sculture in legno conservate sino ad oggi risalgono ad epoca medievale e rinascimentale, periodo durante il quale questa produzione si afferma affianco alla scultura in pietra, specie per la statuaria devozionale a soggetto religioso, con vari esiti qualitativi e formali evolutisi con continuità sino all’epoca moderna. La scultura in legno, materiale che ha rappresentato una grande risorsa, sia per la facile reperibilità, sia per l’agevole lavorazione, è documentata in epoca antica dal periodo orientalizzante, ma è raramente pervenuta sino ad oggi, a causa di alcuni limiti intrinseci alla materia stessa che finiscono per pregiudicarne la conservazione: il legno è difatti facilmente attaccabile da muffe ed insetti xilofagi ed avverte le variazioni di temperatura ed umidità. Non si dimentichi, inoltre, che la sua deperibilità dipende anche dalla sua natura di materiale infiammabile per eccellenza: sono forse gli incendi la causa per cui, tranne qualche rara eccezione, come lo xoanon femminile di Palma di Montechiaro, oggi conservato al Museo Nazionale di Siracusa, non si conservano testimonianze della scultura antica in legno (né tanto meno dell’architettura). Gli strumenti usati per la lavorazione sono gradine, scalpelli, seghe, martelli, asce, morsetti e sgorbie.
La scultura in avorio ed in osso, diffusa nel mondo antico per la creazione di oggetti di lusso, si realizza con la tecnica dell’intaglio con l’ausilio di piccoli scalpelli, trapani e sgorbie. Le piccole dimensioni degli oggetti in avorio si devono alla preziosità e rarità del materiale, ma soprattutto alle dimensioni delle zanne degli animali da cui si ricava. Sappiamo, tuttavia, che Fidia realizzò grandi statue crisoelefantine, cioè d’oro e d’avorio. Ma la tecnica di intagliare immagini ed elementi decorativi nell’avorio e nell’osso non ha mai cessato di essere utilizzata per gli usi più vari dall’antichità sino all’età moderna.
Sviluppo storico ed evoluzione artistica
La nascita della scultura in Grecia è tradizionalmente associata al mito di Dedalo, autore delle prime immagini umane. Egli realizzò degli xoana, cioè delle statue in legno, riproducenti il corpo umano con gli occhi aperti e le gambe divaricate, riuscendo ad esprimerne per primo la vitalità e la spazialità. Ovviamente Dedalo rappresenta già il punto di arrivo di una tradizione anteriore che, soprattutto nella piccola plastica in bronzo del periodo geometrico (1100 - 750 a.C. ca.), aveva lasciato emergere l’interesse per la figura umana, che da questo momento in poi, e sino all’inizio del periodo ellenistico (323 – 30 a.C.), rimarrà l’unico soggetto dell’arte greca. A partire dall’arte dedalica del periodo orientalizzante (750 - 610 a.C.), caratterizzata, nella resa del cranio, da teste triangolari con acconciatura a klaft, volto appiattito ed orecchie a sventola e, nel corpo, dalle braccia aderenti ai fianchi e dalle gambe leggermente divaricate, si sviluppa una ricerca finalizzata alla conquista dello spazio, tesa cioè a restituire la giusta collocazione del corpo umano nell’ambiente circostante. Inizia cioè l’articolazione dei movimenti delle braccia, per offrire un dono alla divinità, o per reggere un oggetto, e delle gambe, che riproducono l’incedere, con un piede rigidamente davanti all’altro e, attraverso una serie di passaggi intermedi, lungo tutto l’arco cronologico del periodo arcaico (610 - 480 a.C. ca.) e del periodo severo (480 - 450 a.C. ca.) si giunge alla piena naturalezza delle sculture di età classica (450 - 323 a.C.). Un cambiamento si rileva anche nel mutare dei soggetti: se infatti ad essere raffigurata è costantemente la figura umana, maschile e femminile, è pur vero che da un originario intento di resa di un tipo (la divinità, il guerriero, l’atleta ecc.), e quindi di un ideale astratto di bellezza e perfezione, si passa, nel IV sec. a.C., alla raffigurazione di singoli individui, si arriva cioè al ritratto. Dal punto di vista dei materiali adoperati, all’uso costante della pietra si affianca, con particolare frequenza nel periodo severo, la statuaria in bronzo.
La maggiore personalità del periodo severo è certamente il Maestro di Olimpia, autore ed ideatore unico della decorazione del tempio di Zeus, che recava sul frontone occidentale una Centauromachia, mentre su quello orientale raccontava la preparazione della gara fra Pelope ed Oinomao. All’età classica si legano invece i nomi di Policleto, autore del famoso Kanon, da identificarsi probabilmente con il Doriforo, e soprattutto Fidia, universalmente conosciuto per aver scolpito i marmi che adornavano il Partenone, nonché la statua crisoelefantina di Athena per lo stesso tempio ed una statua colossale di Zeus, anch’essa crisoelefantina, per il tempio di Olimpia. Alla metà del IV sec. a.C. si assegna la decorazione frontonale del tempio di Athena Aphaia ad Egina, opera di Skopas. Nel periodo ellenistico emergono, invece, le personalità di Prassitele e di Lisippo, autori oltre che di celebri esempi di statuaria anche di ritratti fisiognomici.
Sino al momento in cui il contatto con l’arte greca non porterà all’assimilazione di modelli e stili, la produzione artistica romana è finalizzata esclusivamente a soddisfare le esigenze di culto o la celebrazione delle imprese militari, e si esprime attraverso l’opera di artisti soprattutto etruschi. La penetrazione della raffinata cultura ellenica avviene gradualmente, e trova un canale preferenziale nella ritrattistica, che sarà sempre un filone privilegiato della scultura romana. Il trapianto della tradizione greca ed ellenistica si manifesta dapprima nelle forme del classicismo neo-attico, freddo ma ornamentale, che troverà massima espressione nell’arte di età augustea e giulio - claudia: ad Augusto si deve l’Ara Pacis, che nei suoi rilievi integra perfettamente il linguaggio formalmente perfetto dell’arte greca con il soggetto storico della raffigurazione ed il valore simbolico ad esso connesso. L’equilibrio tra la raffinatezza greca, espressa in forme arcaistiche, classicheggianti o venata delle coloriture patetiche e virtuosistiche dell’ellenismo, e la tendenza alla disorganicità ed all’espressionismo tipicamente italici si manterrà sostanzialmente stabile, nell’arte ufficiale, sino all’età adrianea; i primi segni del mutamento si manifestano già in età antoniniana, ma la rottura è definitivamente compiuta alla fine del II sec. d.C., quando il passaggio verso il tardo antico si palesa nella decorazione dei sarcofagi, la cui produzione, iniziata sotto Adriano, continuerà ininterrotta sino all’epoca cristiana. Dopo un tentativo in età costantiniana di tornare verso forme più organiche ed eleganti, matura una differenziazione netta tra Oriente ed Occidente dell’Impero: da Bisanzio irradia una corrente artistica legata al mondo greco ed allo stesso tempo tesa verso forme ieratiche, mentre a Roma si riaffermano con prepotenza la durezza delle forme e l’espressionismo.
Nel periodo alto medioevale prevalgono forme simboliche, inorganiche e rigide, mentre l’interesse per la forma plastica e realistica ricompare nel periodo tardo medievale, ma soprattutto si afferma con il Rinascimento, raggiungendo apici artistici eccelsi, con artisti quali Michelangelo per citare l’esempio più eclatante, e proseguendo, senza soluzione di continuità anche se con diversi accenti stilistico - formali ed interessi iconografici, nella scultura barocca e neoclassica.
Ulteriori informazioni
Dati tematisma
Bibliografia: Enciclopedia Antichità Classica, pp. 672-673, s.v. Greca, arte; Enciclopedia Antichità Classica, pp. 1222-1223, s.v. Romana, arte; Becatti 2000, p. 77; Fuga 2004, pp. 138-141; 150-166.